(Come un prodotto controverso si è trasformato in un’icona della modernità)

L’ascesa del “vape” tra stile di vita e contestazione
Negli ultimi dieci anni, il termine “vape” è passato dall’essere una parola nicheliana a un’icona della cultura contemporanea. Mentre le sigarette tradizionali vengono spesso associate a immagini di malattie e debolezza, il mondo delle sigarette elettroniche ha costruito una narrazione alternativa: quella di un’esperienza tecnologica, personalizzabile e, soprattutto, “liberatoria”. Questo processo di rielaborazione culturale è stato possibile grazie a una strategia mediatica che ha sfruttato le debolezze della comunicazione scientifica e le paure collettive legate al tabacco tradizionale.
Dal sostituto terapeutico al simbolo di rivoluzione
La nascita delle sigarette elettroniche nel 2003 venne presentata come una soluzione per aiutare i fumatori a smettere, ma la loro diffusione mediatica ha seguito un percorso del tutto diverso. I primi spot pubblicitari enfatizzavano l’assenza di fumo e di sostanze cancerogene, creando un’immagine di “progresso” rispetto al tabacco tradizionale. Tuttavia, come rivelato da uno studio del 2023, il 73% delle campagne pubblicitarie online rivolte ai giovani non menzionava i rischi del nicotina, concentrandosi invece su aspetti come la personalizzazione dei sapori e la “libertà” di fumare in luoghi pubblici .
I social media come laboratorio di costruzione dell’immagine
La vera rivoluzione è avvenuta con l’arrivo delle piattaforme digitali. Il “vape” è diventato un argomento virale grazie a tre fattori chiave:
- Gaming e cultura giovanile: I creatori di contenuti su YouTube e Twitch hanno associato il vaping alle sessioni di gioco, presentandolo come un modo per “rilassarsi” senza interrompere le partite .
- Influenzer e stile di vita: Personalità come MegSuperstarPrincess hanno trasformato il gesto di aspirare dal dispositivo in un atto di seduzione, spesso immortalato in pose da fotomodelli .
- Estetica e gadget: La varietà di colori, forme e accessori ha reso il “vape” un oggetto desiderabile, simile a un smartphone o a un wearable tech .
La paradosso della “sana pericolosità”
Un elemento centrale della narrazione mediatica è stata la creazione di un paradosso: il “vape” viene presentato come meno pericoloso del tabacco, ma allo stesso tempo come un’esperienza “proibita” e “avventurosa”. Questo effetto è stato ottenuto grazie a due strategie:
- Guerre di termini: Mentre i media mainstream parlano di “sigarette elettroniche”, il linguaggio giovanile preferisce “vape”, creando una sensazione di appartenenza a un gruppo esclusivo .
- Rischi minimizzati: I documentari come The Social Dilemma hanno sottolineato come gli algoritmi suggeriscano contenuti su vaping a utenti che cercano informazioni sul fumo tradizionale, creando un circolo vizioso di normalizzazione .
Quando la cultura pop diventa propaganda
Lo spettacolo ha contribuito a consolidare l’immagine del “vape” come elemento di modernità. Esempi eclatanti includono:
- La serie Euphoria, dove i personaggi aspirano dispositivi colorati in ambienti notturni, associando il vaping alla ribellione giovanile .
- Le campagne di marchi come Juul, che hanno sponsorizzato eventi musicali e concerti, presentando il vaping come “l’energizzante naturale” per gli studenti .
La reazione dei media tradizionali: troppo tardi?
Solo negli ultimi anni i media mainstream hanno iniziato a denunciare i rischi nascosti del “vape”. Un rapporto del 2024 ha rivelato che il 45% delle notizie su sigarette elettroniche pubblicate su giornali italiani nel 2023 includeva almeno un riferimento a studi scientifici sulle lesioni polmonari associate al vaping .
L’immagine del “vape” è il risultato di una guerra culturale combattuta su due fronti: da un lato, l’industria del tabacco che cerca di rinnovarsi; dall’altro, i giovani che cercano simboli di identità. Mentre i governi discutono di regolamentazioni, il “vape” continua a essere un argomento di dibattito, con una domanda che rimane in sospeso: è possibile separare l’innovazione tecnologica dalla manipolazione mediatica?